Cappotto in Abruzzo, I lavoratori “scaricano” i 5 Stelle

“Tonfo”, “debacle”, “crollo”. Sui giornali di oggi si sprecano le definizioni per descrivere i risultati delle elezioni regionali in Abruzzo che hanno sancito, nei fatti, un drammatico calo del Movimento 5 Stelle. Un dato che rischia di diventare strutturale se non si cambia rotta. Per molti osservatori, questo risultato, è anche (ma non solo) il frutto della “guerra” al mondo del lavoro e al sindacato, ingaggiata dagli esponenti del Movimento 5 Stelle, in particolare in quest’ultima fase. Si pensi solo, giusto per citare l’ultima, alla battuta con cui Beppe Grillo ha liquidato la grande manifestazione di sabato a Roma: “Sono solo madamine Sì Tav”. Abbiamo dimostrato, in un precedente pezzo, che a sfilare in corteo c’erano anche pezzi importanti del movimento No Tav, come la Fiom o l’Anpi, ma in ogni caso, il disprezzo nei confronti di chi lavora e di chi rappresenta i lavoratori non sembra pagare politicamente ed elettoralmente, e a nulla serve la presentazione a beneficio di telecamera della card numero uno, fatta da Luigi Di Maio qualche giorno fa. Operazione mediatica che ha ricordato le slide di Renzi. E sappiamo com’è finito Renzi. Per non parlare, poi, della mancata reintroduzione dell’articolo 18, su cui il Movimento ha costruito buona parte della sua ultima campagna elettorale. “Il M5S crolla in Abruzzo”, dice Giuseppe Sabella, presidente di Think Industry 4.0, a Fortebraccio News. “Non è semplice spiegare a caldo questa contrazione in modo definitivo ma possiamo cautamente affermare che forse l’elettorato comincia ad avvertite la distanza dell’universo a 5 stelle dal lavoro e dall’economia”. Parole che confermano come il risultato dei 5 Stelle sia dovuto anche alla “rottura sentimentale” con il sindacato e con i lavoratori.

“L’Abruzzo è terra di industria – continua Sabella – c’è la Sevel del gruppo FCA e ci sono aziende come la Honeywell che di recente hanno conosciuto una nuova vita grazie anche al lavoro del Sindacato. I lavoratori sanno quanta fatica si fa oggi a custodire e a rilanciare l’industria e il lavoro, cose per cui non vi sono misure nella recente manovra finanziaria. Siamo dentro il processo di industria 4.0 e tra l’altro l’Italia non solo resta la seconda potenza manifatturiera d’Europa ma è molto ben messa a livello di tecnologie abilitanti di industria 4.0. Eppure, la stessa manovra riduce gli investimenti del piano 4.0. Sono cose che in una regione come l’Abruzzo, evidentemente l’elettorato – composto in buona parte da lavoratori – ha avvertito. E, di conseguenza, ha votato. Facendo scelte diverse dal M5S”.

A questo punto al 5 Stelle non rimane che trarre lezione dai dati elettorali sapendo che l’attacco a  parte del proprio elettorato (e almeno il 30% degli iscritti Cgil vota 5 Stelle, secondo gli studi) e solo l’anticamera del tracollo definitivo. Renzi docet.

 

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