Ecco come ringraziamo i curdi per averci liberato dall’Isis – Andrea Malpassi

Che la politica estera sia il regno del cinismo è lezione di cui sono pieni i manuali. Ma a giudicare da come stiamo ringraziando il popolo curdo per averci liberato dall’Isis, stavolta stiamo superando noi stessi.

Noi, già: le belle e storiche democrazie che occupano la parte nordoccidentale della cartina geografica. Forse ora l’Occidente se l’è scordato, o fa finta: fino a pochi mesi fa eravamo comprensibilmente terrorizzati dall’Isis. Colpiva nelle nostre città, nei bar, nelle stazioni: e abbiamo chiesto ad un altro popolo, al popolo curdo, di combattere per noi. Di farlo proprio fisicamente, non con i droni né con i bombardamenti da lontano: ma nelle strade e nel deserto, corpo a corpo. E poco importava se, nel frattempo, magari la Turchia con l’Isis ci commerciava sul petrolio: era un nostro alleato, la Turchia, e la politica estera è il regno del cinismo.

I curdi, in verità, cinici lo sono stati ben poco. Si ricordavano, certo, che noi avevamo consegnato il loro leader Apo Ocalan alle galere turche: ma c’era l’ISIS, lì davanti, e combatterlo per loro era naturale. Lì nel Rojava, una fetta di terra tra Siria e Turchia ed Iran, i curdi hanno combattuto l’Isis e provato a costruire un loro stato. Uno stato laico e paritario, basato sull’integrazione delle diverse culture e sulla parità assoluta tra donne e uomini, costruito su principi e prassi concrete di uguaglianza e giustizia sociale e libertà di pensiero e di opinione. Un sogno, già: un sogno che spinse un giovane cuoco di Firenze, Lorenzo Orsetti detto “Orso”, a lasciare tutto e a sacrificare la propria vita per difenderlo.

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Giustizia, libertà, laicità, uguaglianza, integrazione: a leggerli così, nero su bianco, non sono forse i valori che –lo ripetiamo sempre, quando ci conviene- hanno avuto culla proprio nel nostro mondo occidentale?  E però sono i valori che Erdogan, il nostro difficile alleato turco, proprio non sopporta: per questo ha sempre combattuto e represso i Curdi, per questo vuole definitivamente sbarazzarsene. Per questo –nelle sue intenzioni- la guerra che ha appena iniziato sarà particolarmente barbara e sanguinaria.

Ai curdi dovremmo esser grati, lo sappiamo bene: hanno liberato il nostro tranquillo sonno occidentale dall’incubo dell’Isis Dovremmo, già, ma Erdogan ci è tanto tanto utile: si tiene i migranti che scappano dalle guerre che lui stesso alimenta e lo fa in cambio di una manciata di miliardi. Poi, non ce lo scordiamo: la Turchia ha il secondo esercito più grande nel nostro esclusivo club chiamato “Nato”. Negli ultimi tempi ha flirtato un po’ troppo con la Russia, forse anche con la Cina: e in quest’epoca di crisi strutturale del nostro modello capitalista, quell’esercito potrebbe anche tornarci utile…

E così, visto che la politica estera è il regno del cinismo, Trump ha annunciato di “levare le tende” dal nord della Siria, l’Europa si è prodigata nuovamente nel proprio reiterato esercizio di voltare la testa e la Turchia –capito al volo il segnale di “via libera”- ha lanciato il proprio esercito contro le donne e gli uomini e i bambini curdi colpevoli di aver sconfitto –sia militarmente che culturalmente- l’Isis.

L’Anpi, l’Arci, la Cgil e Libera hanno immediatamente scritto al Governo italiano e a quello europeo, ricordando il debito di riconoscenza che abbiamo verso il popolo curdo e invitandoli ad esercitare immediatamente il ruolo che spetterebbe loro: impedire questo massacro annunciato e avviare un tavolo di pace, dove anche i curdi possano finalmente sedere con piena dignità. Ma già su alcuni giornali e in qualche trasmissione televisiva si affacciano gli “esperti”, freddi e razionali, a sottolineare l’importanza di “ragioni geopolitiche”, di “equilibri dell’area”, di “rafforzamento di alleanze strategiche”: a ricordarci, in altre parole, che la politica estera è il regno del cinismo e noi ne siamo maestri.

Andrea Malpassi

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