A Taranto si può produrre acciaio in modo pulito e sostenibile – Fausto Durante

Non c’è grande paese industriale che non abbia una grande industria siderurgica. L’acciaio è l’elemento fondamentale per le produzioni strategiche e rilevanti dell’economia di una nazione, in tutti i settori. La produzione di acciaio rappresenta la spina dorsale dell’economia e della capacità produttiva di uno stato. L’Italia è sempre stata tra le prime nazioni produttrici di acciaio, molte delle sue città industriali – da Genova a Torino, da Livorno a Terni, da Piombino a Brescia, da Napoli a Taranto – hanno la siderurgia nel proprio codice genetico, in un rapporto complesso e difficile come può essere quello con grandi impianti industriali a elevato impatto ambientale. La complessità e la difficoltà di questo rapporto sono lampanti nel caso di Taranto, dove l’Ilva – sia nella fase della proprietà pubblica sia in quella dei Riva – ha creato problemi sanitari e ambientali enormi, compromettendo in modo irreparabile il rapporto di fiducia con la città e il territorio e alimentando la errata convinzione che la convivenza tra l’acciaio e la città sia impossibile.

Di recente, dopo il periodo buio dei Riva, fortunatamente archiviato, l’acciaieria di Taranto è passata alla gestione di ArcelorMittal, probabilmente il più grande produttore di acciaio al mondo. Nel momento del subentro, la nuova proprietà ha presentato il proprio piano industriale, assumendo diversi impegni sui livelli occupazionali e sulla continuità delle produzioni. L’azienda ha anche preso l’impegno di procedere alla bonifica del sito e alla riduzione, per quanto possibile, dell’impatto ambientale dell’attività produttiva. I lavori di copertura dei parchi minerali – visibili a chiunque transiti nei pressi dello stabilimento e attesi da tanto, troppo tempo – sono il primo segnale della nuova fase che si è avviata.

C’è, però, un ostacolo dinnanzi a questa nuova fase, un ostacolo che se non rimosso può rappresentare la fine delle produzioni siderurgiche a Taranto. ArcelorMittal, come è naturale, non ritiene giusto che le vengano attribuite le responsabilità e le conseguenze delle eventuali azioni illecite compiute da chi ha gestito l’azienda prima del cambio di proprietà. Cioè, se altri hanno inquinato e violato norme di legge in materia sanitaria e ambientale, non può essere ArcelorMittal a doverne rispondere, a maggior ragione mentre si impegna a bonificare e a migliorare la situazione preesistente. Si tratta di una sorta di scudo penale e di garanzia, ampiamente utilizzato in situazioni analoghe in Italia e all’estero.

Ora, ArcelorMittal ha avuto più volte, come credo sia giusto, ampie rassicurazioni al riguardo da parte del governo italiano. Tuttavia, quando sono state adottate le relative decisioni, da parte di singoli ministeri e del governo, un gruppo di parlamentari del M5S ha messo in atto azioni tali da revocare i provvedimenti di tutela verso l’azienda. Ciò anche cancellando decisioni di ministeri guidati da esponenti dello stesso movimento. In sintesi, lo scudo per ArcelorMittal è stato per due volte approvato e per due volte cancellato. L’ultima volta nella giornata di ieri.

Credo che ciascuno si renda conto di quale possa essere la credibilità internazionale di un paese che cambia con tale disinvoltura decisioni di importanza fondamentale. Si tratta di decisioni che riguardano il futuro di circa ventimila lavoratori tra addetti diretti e indotto, così come il futuro delle produzioni di acciaio in Italia, considerato il carattere strategico e centrale di Taranto nella siderurgia italiana. E credo anche che ciascuno possa capire come un comportamento siffatto possa essere il migliore alibi per l’azienda, qualora essa decidesse – come è stato più volte ribadito e come è probabile che avvenga, nel caso le assicurazioni ricevute non si trasformino in realtà – di disimpegnarsi e lasciare l’Italia. Personalmente, ritengo che sarebbe un disastro.

Non è un mistero che nella campagna elettorale per le elezioni politiche il M5S abbia promesso la chiusura dell’Ilva di Taranto. Credo che sia stata una promessa irresponsabile, frutto di incompetenza e mancanza di ogni senso di realtà. Già alle elezioni europee, pochi mesi dopo il trionfo delle politiche, il M5S ha raccolto i frutti amari di questa sua scelta, di cui dovrà rispondere.

Il punto che qui voglio sollevare è che il M5S non governa da solo ma con il Pd, LeU e altri. Ecco, ai temporanei alleati del M5S vorrei chiedere se intendono seguire quel movimento in questa folle azione antiscientifica e contro il lavoro, che se non immediatamente neutralizzata può avere conseguenze catastrofiche per l’Italia e per la sua economia.

Beninteso, chi ha eventualmente commesso reati all’Ilva deve essere chiamato a risponderne e a pagarne il prezzo, dai Riva a chi ha eseguito i loro ordini. Ma bisogna che qualcuno, nel governo e nelle forze che lo sostengono, dica con la forza e la chiarezza del caso che a Taranto si può produrre acciaio in modo pulito e sostenibile, adottando le migliori tecnologie disponibili e proseguendo nel percorso di bonifica e di risanamento ambientale degli impianti. Bisogna che sia chiaro – e di questo il paese deve essere consapevole – che ArcelorMittal può produrre altrove nel mondo l’acciaio di Taranto, dei cui volumi produttivi oggi dispone e che può realizzare in altri stabilimenti all’estero. E bisogna sia altrettanto chiaro che Taranto senza acciaio sarebbe una sconfitta per tutti noi.

Fausto Durante

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...