22 ottobre 1972, il sindacato sfida le bombe fasciste a Reggio Calabria – Ilaria Romeo

Tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta il Sud dell’Italia è attraversato  da diversi movimenti di rivendicazione sociale. Le organizzazioni di estrema destra rispondono a questa ondata di protesta da un lato con una serie di attentati dinamitardi (il 22 luglio 1970 a Gioia Tauro una bomba fa deragliare il treno Freccia del Sud provocando 6 morti e 54 feriti; il 4 febbraio 1971 viene lanciata una bomba contro un corteo antifascista a Catanzaro), dall’altro tentando di accreditarsi al grido di ‘Boia chi molla’ come rappresentanti degli interessi della popolazione in lotta.

Per rispondere a questi attacchi, i sindacati metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil (insieme ai sindacati degli edili ed alla Federbraccianti Cgil) decidono di organizzare una grande manifestazione di solidarietà a fianco dei lavoratori calabresi.

La manifestazione indetta per il 22 ottobre 1972, fortemente voluta da Bruno Trentin Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto (insieme a loro sono in città Luciano Lama e Rinaldo Scheda, alla guida degli edili Cgil c’è Claudio Truffi, a capo della Federbraccianti Feliciano Rossitto) è preceduta da una Conferenza sul Mezzogiorno, alla quale partecipano anche Alfredo Reichlin  e Pietro Ingrao (il suo intervento inedito è stato recuperato nel 2015 dall’AAMOD – Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico).

I neofascisti tenteranno di impedire l’arrivo dei manifestanti con una serie di attentati nella notte tra il 21 e il 22 ottobre.

Nonostante i tentativi criminosi (già a partire dal 15 ottobre, erano avvenuti nella città una serie di attentati a danno della sede della Uil, di una sede del Pci, di una sede del Psi e di alcuni edifici pubblici), oltre 40.000 manifestanti riescono a raggiungere – anche se in tempi diversi – Reggio Calabria. I primi pullman cominciano ad arrivare al mattino presto, nella notte atterrano due aerei – uno da Trieste e l’altro dalla Sardegna -, da Genova e da Napoli approdano due navi, anche i treni in serata riescono a raggiungere la stazione.

Sulla nave  noleggiata dai 1.000 operai dell’Ansaldo c’è anche un giovanissimo Mauro Passalacqua, che racconterà anni dopo a Rassegna Sindacale: “Fu un viaggio faticoso: incontrammo a un certo punto il mare forza 7. Comunque entusiasmante: giovani, passione, e molti ancora a rimuginare sulle discussioni che avevano preceduto la partenza; noi che volevamo portarci solo le bandiere rosse, i nostri dirigenti, in gran parte ex partigiani, a dirci di no, che ci doveva essere anche il tricolore: ‘Perché lo volete regalare ai fascisti? L’avevano buttato nel fango, siamo stati noi a risollevarlo’. Non eravamo del tutto convinti, capimmo presto che avevano ragione loro”.

Dirà due giorni dopo Pierre Carniti in un affollatissimo comizio: “Quel treno che portava via gli emigranti… non volevano consentire che tornasse per farli partecipare a questa grande manifestazione. Siamo in presenza, amici e compagni, e non la sottovalutiamo affatto, siamo in presenza di una criminalità organizzata, che è anche indicativa, però, del suo isolamento. Si tratta di gente disperata, perché ha capito che l’iniziativa di lotta dei lavoratori, di questa stessa manifestazione sindacale, rappresenta un colpo durissimo. Ecco perché reagiscono con rabbia, reagiscono con disperazione. E oggi, come cinquant’anni fa, questa reazione conferma che il fascismo con il manganello e il tritolo è al servizio dei padroni e degli agrari contro i lavoratori e contro il proletariato. Ma dunque compagni, debbono sapere che non siamo nel ‘22 e che la classe operaia, le masse popolari, le forze politiche democratiche hanno la forza ed i mezzi per difendere le istituzioni democratiche dall’attacco e dall’aggressione fascista. E ciascuno farà la sua parte in questa direzione. Oggi non sono calati a Reggio, amici e compagni di Reggio, i barbari del Nord, ma con gli impiegati e con gli operai del Nord sono tornati a Reggio i meridionali!”.

Aggiungerà Bruno Trentin: “Io comprendo benissimo le bombe contro i treni, a Reggio, in quanto Reggio Calabria ha significato un momento di svolta: non solo per quella grande manifestazione sindacale, ma perché da lì è partito anche un impegno diverso del mondo sindacale rispetto alle masse di lavoratori e anche alle masse di disoccupati del Mezzogiorno. I fascisti hanno colto giustamente, secondo me, il pericolo che si profilava”.

“Il trascorrere delle giornate dopo gli avvenimenti di Reggio Calabria – ribadirà Rinaldo Scheda – può attenuare o riassorbire le emozioni date dalla prova di maturità e di capacità politica unitaria fornita dalle organizzazioni di categoria promotrici, o dal grande contributo dei quadri e delle strutture della Cgil per assicurare il successo più pieno a quelle iniziative; e, soprattutto, dalla dimostrazione di consapevolezza, di fermezza e di ardente partecipazione recata da decine di migliaia di lavoratori convenuti in Calabria da tutte le località del Sud e dalle regioni dell’Italia centrale e settentrionale. Ma il trascorrere dei giorni vede anche un accrescersi del rilievo politico di quegli avvenimenti, mentre diventa più chiara la convinzione in tutti che essi sono destinati ad avere in avvenire, per un periodo non breve, una incidenza notevole sulla condotta delle forze fondamentali del movimento sindacale italiano e sul comportamento della classe lavoratrice italiana verso il Mezzogiorno”.

“E alla sera Reggio era trasformata – cantava Giovanna Marini – pareva una giornata di mercato, quanti abbracci e quanta commozione, il Nord è arrivato nel Meridione. E alla sera Reggio era trasformata, pareva una giornata di mercato, quanti abbracci e quanta commozione, gli operai hanno dato una dimostrazione”.

Andavano col treno giù nel Meridione
per fare una grande manifestazione
il ventidue d’ottobre del ‘Settantadue
in curva il treno che pareva un balcone
quei balconi con la coperta per la processione
il treno era coperto di bandiere rosse
slogans, cartelli e scritte a mano
da Roma Ostiense mille e duecento operai
vecchi e giovani e donne
con i bastoni e le bandiere arrotolate
portati tutti a mano sulle spalle
il treno parte e pare un incrociatore
tutti cantano Bandiera Rossa
dopo venti minuti che siamo in cammino
si ferma e non vuole più partire
si parla di una bomba sulla ferrovia
il treno torna alla stazione
tutti corrono coi megafoni in mano
richiamano «andiamo via Cassino
compagni da qui a Reggio è tutto un campo minato…

 

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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