17 novembre ’38, adottata la “Dichiarazione sulla razza”: agli ebrei revocati tutti i diritti – Ilaria Romeo

Le ‘leggi razziali’ del 1938 sono senza ombra di dubbio uno dei capitoli più dolorosi della storia del ventennio fascista.

Al Regio decreto legge del 5 settembre 1938 che fissava Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista e a quello del 7 settembre che fissava Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri fa seguito, il 6 ottobre una Dichiarazione sulla razza emessa dal Gran Consiglio del fascismo (l’unico gerarca a pronunciarsi contro la dichiarazione sarà Italo Balbo. Altri come Emilio De Bono e Luigi Federzoni esprimeranno riserve generiche, mentre Cesare Maria De Vecchi, la cui moglie era ebrea, diserterà la seduta con una scusa). Tale dichiarazione viene successivamente adottata dallo Stato sempre con un Regio decreto legge che porta la data del 17 novembre dello stesso anno.

“Il Gran Consiglio del Fascismo – conclude la Dichiarazione mentre nota che il complesso dei problemi razziali ha suscitato un interesse eccezionale nel popolo italiano, annuncia ai fascisti che le direttive del Partito in materia sono da considerarsi fondamentali e impegnative per tutti e che alle direttive del Gran Consiglio devono ispirarsi le leggi che saranno sollecitamente preparate dai singoli ministri”.

Il Regio decreto legge n. 1728 (Provvedimenti per la Difesa della Razza Italiana) stabilirà, nel novembre successivo, il divieto di matrimoni misti tra cittadini italiani di razza ariana con persone appartenenti ad altra razza (fermo il divieto di cui all’art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera è subordinato al preventivo consenso del ministro per l’Interno. I trasgressori sono puniti con l’arresto fino a tre mesi e con l’ammenda fino a lire diecimila).

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Agli ebrei sarà proibito anche prestare servizio militare o come domestici presso famiglie non ebree, possedere aziende con più di 100 dipendenti, essere proprietari di terreni o immobili oltre un certo valore, essere dipendenti di amministrazioni, enti o istituti pubblici, banche di interesse nazionale o imprese private di assicurazione.

Con la Disciplina dell’esercizio delle professioni da parte di cittadini di razza ebraica del 29 giugno del 1939 verranno imposte limitazioni e divieti anche all’esercizio della professione di giornalista, medico-chirurgo, farmacista, veterinario, ostetrica, avvocato, procuratore, patrocinatore legale, esercente in economia e commercio, ragioniere, ingegnere, architetto, chimico, agronomo, geometra, perito agrario, perito industriale.

Seguirà l’espulsione totale degli ebrei dall’esercito, il divieto di pubblicazione e rappresentazione di libri, testi, musiche ebree, il divieto di iscrizione nelle liste di collocamento al lavoro.

Agli effetti di legge è considerato ‘di razza ebraica’ colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l’altro di nazionalità straniera; è considerato da razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre; è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia comunque iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che, nato da genitori di nazionalità italiana di cui uno solo di razza ebraica, alla data del 1º ottobre 1938 – XVI dell’era fascista, apparteneva a religione diversa da quella ebraica.

L’appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione. Tutti gli estratti dei predetti registri ed i certificati relativi, che riguardano appartenenti alla razza ebraica, devono fare espressa menzione di detta annotazione.  Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessioni e autorizzazioni della pubblica autorità.

I cittadini italiani di razza ebraica non possono prestare servizio militare in pace e in guerra; esercitare l’ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica; essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né avere di dette aziende la direzione né assumervi, comunque, l’ufficio di amministratore o di sindaco. Non possono essere proprietari di terreni che in complesso abbiano un estimo superiore a lire cinquemila o essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila.

Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengono a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali.

Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana.

Non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica le amministrazioni civili e militari dello Stato; il Partito nazionale fascista e le organizzazioni che ne dipendono o che ne sono controllate; le amministrazioni delle province, dei comuni, delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza; le amministrazioni degli enti parastatali, comunque costituiti o denominati, delle opere nazionali, delle associazioni sindacali ed enti collaterali e, in genere, di tutti gli enti ed istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo; le amministrazioni delle banche di interesse nazionale e le amministrazioni delle imprese private di assicurazione.

La politica antiebraica italiana provocherà tra emigrazione, fughe, uccisioni, deportazioni, un calo della popolazione ebraica del 48%. Se si considera solamente il tasso dei morti tra l’inizio del regime della Rsi e dell’occupazione tedesca e la fine della guerra (settembre 1943- aprile 1945), la perdita rappresenta il 22,5%.

Dirà Michele Sarfatti: “Dal 1933 al 1945 gran parte degli ebrei europei subì, in una tortuosa ma incessante progressione cronologica e geografica, dapprima la revoca di pressoché tutti i diritti civili e infine quella dello stesso diritto alla vita. Circa sei milioni di essi vennero uccisi – in eccidi di massa o nelle camere a gas – tra il 1941 e il 1945. Antico antigiudaismo cristiano, nuovo razzismo scientifico, moderno nazionalismo, nuovissimo spirito tecnologico, profondo spirito reazionario, recente antisemitismo politico, tutto ciò e altro ancora compose una miscela che, nel contesto del nuovo sanguinoso conflitto mondiale, produsse la shoah (vocabolo ebraico che significa catastrofe, distruzione)”.

Non dimentichiamolo, perché “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare” e “le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre”, anche oggi.

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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