Autostrade, un j’accuse ponderato – Alessio Ammannati

In questi ultimi giorni ho avuto modo di passare per le autostrade della Costa Ligure e quel che ho visto mi ha davvero colpito. Sto scrivendo del tratto che va da Genova a Ventimiglia. L’Autostrada dei Fiori, così si chiama, è gestita da due concessionarie: la Genova-Savona fa parte del 1° Tronco di Autostrade per l’Italia (Gruppo Benetton), mentre la Savona-Ventimiglia è gestita da SIAS (Gruppo Gavio), secondo concessionario italiano dopo i Benetton.

Devo dire che già passare Genova, visti i lavori per il nuovo Viadotto del Polcevera, non è semplice. Il ‘bello’, tuttavia, viene dopo, andando verso la Francia. Si passa su viadotti molto alti, in cui il vento che proviene dalle montagne è persistente, e con guardavia (guardrail) antidiluviani e, talvolta, senza barra di contenimento per i motociclisti. Immaginate cosa vuol dire tutto ciò. Mi piacerebbe, tra l’altro, sapere cosa ne pensano coloro che guidano camion o pullman, perché la loro visione, su questi viadotti, deve essere da incubo: quasi come un ‘volare’ tra galleria e galleria.

COME SIAMO MESSI CON LE CONCESSIONARIE

Come avrete capito, nell’attraversare tale segmento autostradale, mi sono  preoccupato. Vento e pioggia sono stati incessanti e solo un po’ prima di Genova Prà abbiamo potuto tirare qualche sospiro di sollievo. Mi si dirà che di sicuro ci saranno state pattuglie di polizia e squadre di viabilità a controllare e rallentare il traffico. Niente di tutto ciò, invece, perché la prima pattuglia di Polizia la abbiamo vista dopo Genova, forse intenta a raggiungere una auto in avaria qualche decina di chilometri più avanti.

Qualsiasi persona di buon senso credo si domandi, alla luce di queste ‘impressioni’ e anche del tragico incidente sul Viadotto Polcevera e non solo, su come siamo messi, quindi, con le concessionarie autostradali. Ebbene, almeno  Autostrade per l’Italia (ASPI) è in mano a privati che sembra la abbiano trasformata in una florida società finanziaria (un miliardo circa di euro di utile annuale netto, cfr. Wikipedia). Per quel che riguarda il Gruppo Gavio, a quel che ho letto, in alcune autostrade del Nord è in società con Aziende pubbliche e/o Enti territoriali. E nel CdA della Autostrada dei Fiori (AdF) sembra siedano ex politici  del territorio. Questi due gruppi, tra l’altro, pare si rimpallino le concessionarie: la AdF, ad esempio, una volta era dei Benetton, che poi la hanno venduta a SIAS; la Sat (Società Autostrada Tirrenica), quella di 30 km tra Rosignano e Colle Salvetti, con un’appendice a Tarquinia, prima era dei Benetton, poi di Gavio e poi di nuovo dei Benetton. Un ping pong di monopoli ‘naturali’.

Non ci sono, comunque, solo questi due principali competitori. In Abruzzo, alla Autostrada dei Parchi, sta assiso il Gruppo Toto (costruttori edili, come i vecchi Gavio). Che si stima, tuttavia, essere in qualche modo socio dei Benetton. Al Nord Est, invece, impera il ‘controllo pubblico’ di Regioni e Province, spesso leghiste, semmai in società con qualche privato e con qualche Banca.

Queste paiono essere, insomma, le dinamiche tra i gestori di un monopolio pubblico non delocalizzabile, quale le reti autostradali. Con un tratto comune riguardante le difficoltà su controllo, manutenzione e qualità del servizio, anche a causa della scarsità di organici. Del resto, cosa si vuole? In vent’anni si sono più che dimezzati gli addetti del settore, almeno nelle prime due grandi società di gestione, a partire (cosa strana!) dagli addetti operativi. Facendoci così pensare che un nesso tra carente qualità del servizio e processi di ‘desertificazione’ di manodopera operativa, in effetti, possa sussistere.

TRE COSE DA FARE

In conclusione, qualsiasi governo avrebbe il dovere, a mio avviso, di affrontare la Questione Autostradale e provare a vedere come rendere più sicura, controllata e ben manutenuta la propria rete nazionale. Che, di certo, non può più essere suddivisa tra mille società di concessione, pubbliche o private che siano. Nel frattempo, mi permetto soltanto di provare ad elencare quelle due o tre cose di base, secondo me, da attivare: a)  riduzione, nella quantità e nella tempistica, delle concessioni; b) in ogni concessionaria, pubblica o privata, allestire un Consiglio di Sorveglianza, ove siano presenti rappresentanti istituzionali dei territori, dei lavoratori, delle associazioni e delle imprese; c) definire un limite massimo di utile netto di bilancio, oltre cui la concessionaria, privata o pubblica, sia obbligata a reinvestire nella manutenzione, nella occupazione necessaria, nella qualità del servizio, nei rapporti con il territorio dal punto di vista ambientale.

Come si può notare, la parte propositiva di questa mia nota è telegrafica; e forse presenta pure qualche difficoltà di applicazione, viste le norme in vigore. Credo, nondimeno, che se per caso qualche rappresentante del governo volesse iniziare ad esercitarsi solo sui tre punti suddetti, compirebbe una mezza rivoluzione, giusta e lodevole, perché la rete autostradale è anzitutto dei cittadini, che hanno diritto a viaggiare nel modo più sicuro, assistiti e protetti.

Alessio Ammannati, Filt Cgil Toscana

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