Era il primo dicembre del ’55. E Rosa Parks rimase seduta – Andrea Malpassi

Rosa Parks rimase seduta. Il conducente del suo autobus le aveva intimato di alzarsi: c’era un uomo bianco, su quel bus, e per legge lei doveva cedergli il posto. Perché lui era bianco e lei invece no. Era il primo dicembre del ‘55, era l’Alabama, era quel sud degli Stati Uniti dove i bianchi mangiavano da una parte, sedevano da una parte, vivevano, studiavano, lavoravano da una parte e i neri da un’altra. Per legge.

E guarda caso, per legge, la parte dei bianchi era sempre quella migliore, più ricca, più curata, più pagata. Rosa Parks rimase seduta, con addosso tutta la stanchezza di chi subisce da secoli soprusi ed ingiustizie, tutta la forza di chi ha solo e completamente ragione.

E quando venne ad arrestarla la polizia locale – quella polizia degli Stati del Sud fatta di tutta gente bianca che odiava le “diavolerie moderne” dei diritti civili- ad alzarsi fu il reverendo Martin Luther King. Iniziò l’ormai leggendario “sciopero dei mezzi pubblici”, il rifiuto di prendere autobus che segregavano i neri costringendoli ad atti di sottomissione verso i bianchi.

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Durò 381 giorni, più di un anno, e visse momenti tragici di minacce e aggressioni e violenze -ai danni dei neri, naturalmente: ma l’Alabama cedette e quel regolamento segregazionista fu abolito. Ci vorranno ancora cinque anni perché una bambina nera a New Orleans, Ruby, possa andare a scuola con i bianchi. Ruby è una ragazzina sveglia e le scuole per i bianchi in Louisiana sono migliori in tutto e per tutto: i genitori non vogliono rinunciare a darle un’istruzione degna di questo nome. Non basteranno le sentenze della Corte Suprema: ci vorrà l’FBI a scortarla, affinché possa andare nella scuola che vuole. Ma Ruby, alla fine, ci andrà. E per vedere abolite definitivamente le leggi segregazioniste in tutti gli Stati degli USA toccherà aspettare ancora il 1964 e dopo assistere, sgomenti, all’omicidio dello stesso MLK.

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Il resto della storia la conosciamo; è fatta dell’inesorabile avanzata della civiltà e del progresso, dell’affermazione dei diritti civili nelle leggi e nelle coscienze. E non è certo stata facile, tutt’altro: tra mille altre ingiustizie e rigurgiti e lotte durissime e faticose resistenze. E non è certo finita, tutt’altro: che di strada da fare ce n’è ancora parecchia e sembra anche piuttosto dura.

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Ma se il gesto di resistenza della più piccola delle persone riesce a tramutarsi nel pensiero e nell’azione di una intera comunità, allora può davvero cambiare tutto. E infatti grazie alla marea nata dal coraggio personale di Rosa Parks, sarta di colore nell’Alabama del ‘55, tutti gli esseri umani possono conquistare il diritto a sedersi dove gli pare: su un autobus, in una scuola, alla Casa Bianca.

Andrea Malpassi

3 pensieri riguardo “Era il primo dicembre del ’55. E Rosa Parks rimase seduta – Andrea Malpassi

  1. È triste leggere quanto le persone di colore possano aver sofferto e subito nel corso dei secoli, per una supremazia sancita non da Dio ma dagli uomini, e purtroppo ancora molta strada c’è da fare, perché in questi ultimi tempi, la situazione anziché migliorare sta peggiorando!

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