Landini sfida governo e imprese: “I lavoratori non sono spettatori” – Giorgio Sbordoni

Gettare lo sguardo oltre la siepe per fare luce sul buio nel quale sembra immerso il Paese. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, affida oggi, a un’intervista sul quotidiano La Repubblica, la proposta, rivolta al governo e alle imprese, di “un progetto comune, un progetto condiviso per il Paese in cui ciascuno faccia la sua parte e nel quale sia riconosciuta pari dignità tra lavoro e impresa”.

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Un tema ripreso, in tarda mattinata, in un’intervista in diretta Facebook del leader sindacale all’agenzia di stampa Dire.
La chiamata a un’alleanza che superi gli interessi particolari e combatta, con una trasfusione di collaborazione e di fiducia, l’emorragia di lavoro che rischia di lasciarci esangui. Non soltanto opponendosi ai licenziamenti di massa annunciati da grandi realtà come Ilva o Unicredit, ma programmando il futuro per “tornare a essere gli imprenditori innovativi e capaci che insieme a chi lavora hanno fatto l’Italia”.

Il respiro del Paese continua a essere cortissimo, laddove, ricorda il leader del Quadrato Rosso, le sfide epocali che ci attendono, “il cambio di paradigma con la rivoluzione digitale e la domanda di un diverso modello di sviluppo compatibile con la difesa dell’ambiente”, avrebbero bisogno di uno sguardo lungo, di programmazione e di visione strategica. Tutte questioni, dice Landini, che “stanno cambiando il modo di produrre e di lavorare”. Processi che devono essere governati affinché a portarne il peso non siano solo i lavoratori, già gravati, in questi anni, da una frantumazione fatta di sottrazione di diritti, precariato, sfruttamento degli appalti, dei subappalti, delle finte cooperative. Una depauperazione del lavoro contro la quale da tempo la proposta della Cgil è nota: “cancellare il Jobs Act e varare la Carta universale dei diritti, uno strumento che riconosce le stesse tutele a tutti coloro che lavorano a prescindere dalla natura del rapporto”.

È una questione di visione e di sostanza. Dove nessuno degli aspetti del futuro deve essere trascurato. Produzione, sviluppo e lavoro, nell’idea del segretario generale, sono i lati di uno stesso triangolo. Per tenerlo unito l’idea è che il governo porti a compimento reali riforme a vantaggio del mondo del lavoro, orienti lo sviluppo con un intervento pubblico e agisca il ruolo dello Stato, almeno nei settori strategici. Torni a fare quella politica industriale che nel Paese manca da 25 anni.

Che le imprese blocchino i licenziamenti e investano sul futuro e sui giovani, sulla ricerca, sull’innovazione. Che i sindacati – Landini non si nasconde e chiede anche a loro di gettare il cuore oltre l’ostacolo – rinnovino la loro azione e vadano oltre la naturale difesa e promozione del lavoro e dei suoi diritti. Alle organizzazioni di rappresentanza, spiega, “il compito di dare maggiore qualità alla contrattazione e partecipare alla definizione degli obiettivi strategici nazionali e, sul territorio, a quelli aziendali”, prendendo parte alle decisioni delle imprese, senza limitarsi “a rivendicare a cose fatte”. Adesso che il taylorismo è ampiamente superato, i lavoratori, affermando la propria libertà e la propria realizzazione, non possono restare solo spettatori. “Per fare tutto ciò compiutamente e democraticamente – afferma il leader della Cgil – serve l’attuazione dell’articolo 39 della Costituzione e la validità erga omnes dei contratti”.

Il momento è adesso. Adesso che il Censis ci conferma quello che già sappiamo: la fascinazione che, sugli italiani, esercita l’uomo forte, amplificata ai giorni nostri “dalla solitudine di chi lavora”. Ora che nelle profondità delle nostre acque, lasciate vuote dall’assenza dell’attuale offerta politica, stanno guizzando centinaia di migliaia di sardine con “una domanda importante di qualità della democrazia, di partecipazione, di maggiore libertà. Parlano alla testa e all’intelligenza delle persone – dice Landini –, rifuggono da semplificazioni banali e dall’idea di costruire artificialmente i nemici. C’è una importante attenzione verso gli altri: le differenze non fanno paura ma sono considerate un valore”.

Nato in opposizione a Salvini, oggi quello delle sardine “non è un movimento contro ma per: per cambiare questo Paese. Questo interessa anche il sindacato, tanto che molti iscritti partecipano a queste manifestazioni”. Il punto di contatto è evidente. Non solo perché l’antifascismo e l’antirazzismo, l’obiettivo di restituire centralità alle persone e ai loro diritti, è nel dna del sindacato, ma perché accanto alle sardine e al movimento dei Fridays For Future, l’altro grande soggetto collettivo che in questo anno è stato capace di mobilitare le persone e di riempire le piazze è stato proprio il sindacato confederale, Cgil, Cisl e Uil, con le iniziative a sostegno delle richieste sulla legge di Bilancio. Iniziative che riprenderanno domani, per altro, a Roma.

Per troppo tempo i lavoratori sono rimasti al buio. Il cambiamento che tutti continuano ad invocare non arriva. “La risposta sta nel lavoro, nella qualità del lavoro; nella ricostruzione delle ragioni collettive e dell’agire comune. La Cgil, il sindacato, è pronto ad assumersi le proprie responsabilità – conclude Landini –. Gli altri?”.

Giorgio Sbordoni, RadioArticolo1

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