Tutti gli errori di Mittal – Giuseppe Sabella

Mentre la magistratura rende perentorio l’ordine di spegnimento dell’altoforno 2, ArcelorMittal trova ulteriori motivi che danno sostegno alla sua richiesta di cassa integrazione per 3.500 lavoratori.
La domanda di proroga dello spegnimento, che era stata presentata dai commissari dell’Ilva in amministrazione straordinaria, è stata così respinta. I commissari chiedevano un anno di tempo per ottemperare alle prescrizioni di automazione del campo di colata.
Ma niente da fare: l’Altoforno 2, sequestrato e dissequestrato più volte nell’inchiesta sulla morte del povero Alessandro Morricella (2015), deve essere spento.
Un duro colpo per l’acciaieria di Taranto che vede così ridursi la sua forza produttiva, cosa che alimenta l’idea di fondo di dimezzare l’organico e di portarlo attorno alle 7.000 unità da qui al 2023.
Al di là delle responsabilità che ha la politica nella mala gestione di questa vicenda, nell’ottica di salvare il salvabile val la pena di farsi qualche domanda su ArcelorMittal: quali sono le vere intenzioni dell’azienda per il futuro di Taranto? Come è possibile che, ad un anno di distanza degli accordi per la restart della ex Ilva, si imposti un piano per dimezzare l’organico? Mittal dà la colpa alla crisi dell’acciaio ma l’andamento del comparto è altamente ciclico: possibile che il più importante produttore di acciaio non lo sapesse un anno fa?
Circa due settimane fa, si è appreso che l’azienda avrebbe allontanato l’ingegner Sergio Palmisano perché avrebbe detto ai pm di Milano che “i conti della fabbrica non andavano bene perché non si riusciva a smaltire la ghisa prodotta”.
L’azienda non ha mai smentito questa ricostruzione ed è questo l’ultimo elemento che denota qualcosa che non funziona all’interno della catena produttiva. L’impressione è che Mittal abbia capito poco del complesso impianto tarantino e che abbia bisogno di essere aiutata da chi ne conosce il funzionamento.
Ma il futuro della ex Ilva sarà ancora targato Mittal? Patuanelli ieri ha detto “avanti anche senza Mittal” aggiungendo che il governo sta ultimando il suo piano di rilancio.
Nel sindacato c’è chi conosce molto bene lo stabilimento di Taranto. Il governo si faccia aiutare o il rischio della morte della ex Ilva sarà sempre più grande.
Giuseppe Sabella – direttore di Think-industry 4.0

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