Le donne saranno il motore della ripartenza – Susanna Camusso e Ilaria Romeo

Chi dice donna dice danno; La donna e l’orto vogliono un sol padrone; Le donne hanno lunghi capelli e corti i cervelli.

Luoghi comuni, stereotipi, battute di spirito discutibilmente simpatiche con una sola vittima predestinata: la donna. La donna poco intelligente, la donna pasticciona,  la donna da governare.

Eppure se questa crisi ha un sesso forte, anche se questa definizione ci infastidisce, è proprio quello femminile.

Sono state tre donne all’inizio del febbraio scorso le protagoniste dell’impresa dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, a isolare il nuovo Coronavirus per la prima volta in Europa, la terza volta al mondo; così come donne sono molte delle lavoratrici essenziali che stanno continuando a fornire merci e servizi ad un’Italia sempre più prostrata.

Dati alla mano, le donne risultano più resistenti degli uomini anche all’attacco del virus. E anche se colpite, guariscono di più.

I numeri non mentono. Prima quelli cinesi – secondo i quali il tasso di mortalità dei contagiati da Coronavirus risulta essere del 2,8% per gli uomini contro l’1,7% delle donne – poi quelli italiani secondo i quali il rapporto è orientativamente di 8 su dieci a due.

“Un dato che ci sorprende – ha specificato la virologa Ilaria Capua nell’ultima puntata di diMartedì – è che le donne sembrano essere quasi più resistenti all’infezione da Coronavirus, come se fossero vaccinate. Il rapporto sembra essere otto a due. Noi non sappiamo ancora per quale ragione, ma può essere che le donne rispettino maggiormente le norme igieniche oppure biologicamente siano meno sensibili al virus. Quindi, vorrei invitare chi decide a riflettere su questa ‘rivoluzione gentile’, che potrebbe presentarsi. Magari nella post-quarantena, quando ci sarà il rientro delle persone al lavoro, che ovviamente non avverrà tutto insieme ma per fasce d’età possiamo pensare di usare la popolazione femminile, un po’ come se le donne fossero dei semafori rossi. Possiamo, cioè, mandare le nostre ‘rose quadrate’, le donne che risolvono i problemi e che saranno i motori più importanti della ripartenza, anche nella ricerca. Quindi, le donne possono andare a lavorare prima e così magari voi uomini troverete l’ufficio in ordine. O forse non troverete più la sedia”.

Le sedie, verrebbe tristemente da dire…

Secondo quanto emerge dall’ultimo ‘Global Gender Gap Report’ del World Economic Forum, un documento stilato ogni anno dal Wef che fa il punto sulle disparità di genere, nella classifica globale sulle disuguaglianze l’Italia è oggi settantaseiesima su 153 Paesi.

Il nostro bel paese è 44esimo in quanto a ruolo delle donne in politica, 30esimo per la quota di donne in Parlamento, 117esimo per opportunità e partecipazione economica, 125esimo per parità retributiva tra uomini e donne.

Per colmare il cosiddetto gender gap, stimava il Global gender gap report del 2018, sarebbero potuti volerci 108 anni, ma forse questa pandemia globale modificherà leggermente le cose.

Probabilmente – c’è da sperarlo – non assisteremo mai ad un mondo nel quale solo alle donne sia consentito lavorare, ma magari questa tempesta partorirà una società paritetica e declinata per tutti anche al femminile, una società più giusta nella quale avere una presidente del Consiglio o della Repubblica donna possa risultare una cosa normale, così come l’idea che a parità di lavoro corrisponda – per uomini e donne – parità di salario.

Una società in cui il lavoro di cura non venga considerato una prerogativa esclusivamente femminile, nella quale non si chieda più a nessuno ad un colloquio di lavoro “Lei ha intenzione di avere figli”, o “E’ sposata?”.

Una società in cui un uomo che usufruisce del congedo parentale non venga definito “mammo”, nella quale una politica venga giudicata per i suoi meriti o demeriti e non per l’eleganza del vestito indossato o per la bellezza del taglio di capelli o dell’acconciatura.

Una società che sappia tradurre le “scoperte” di questa emergenza: che avere cura, prendersi cura, prendere in carico non è fatto privato, non è l’ accudimento istintivo delle donne, ma la condizione della società futura.

Una società dove Servizio sanitario nazionale significa certezza di eguaglianza e Servizi pubblici significano coesione sociale ed istruzione pubblica e disponibile è la scommessa collettiva per un futuro migliore.

Quella società – che oggi ci manca – dove le persone e il loro benessere vengano prima del profitto.

Quella società che oggi premia le professioni maschili e poi scopre di dipendere da personale sanitario, operatrici e operatori della distribuzione, angeli delle pulizie.

Una grande moltitudine prevalentemente femminile che nella quotidianità del “prima” non era vista, mal retribuita, poco considerata, anzi rimbrottata con il classico: “Perché non hai scelto una professione maschile?”.

Pensarci oggi perché domani si esca da un altro grande stereotipo, quello che la cura sia cosa di donne (sentite il tono di superiorità infastidita con cui vengono pronunciate queste parole!), per pensare che la cura è la sfida per tutte e tutti se vogliamo un futuro; che dalla cura e non dai patrimoni passano il nostro benessere ed anche il buonumore e la speranza.

Una grande rivoluzione pacifica che abbia il coraggio di ridefinire le gerarchie che determinano la misura del mondo.

Una piccola grande rivoluzione gentile, per usare le parole di Ilaria Capua.

Susanna Camusso, Responsabile politiche di genere Cgil nazionale

Ilaria Romeo, Archivio Storico Cgil

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2 pensieri riguardo “Le donne saranno il motore della ripartenza – Susanna Camusso e Ilaria Romeo

  1. Buongiorno, anche se mancano esattamente cinque minuti all’una di notte. Comunque, volevo ringraziare per questo interessante blog, in cui riflettere sulla storia del cervello femminile, che riesce a sopportare, per necessità, quello maschile. Personalmente, eliminirei tutti i termini imposti, esclusivamente al maschile, su qualsiasi documento, articolo, intervista, etc. Poi, data l’attuale situazione, tutto può succedere, portando grandi cambiamenti nella storia dell’umanità, che permetteranno sicuramente, di migliorare il cervello umano.
    Non è polemica, ma constatazione, di quanto siamo arretrate, come tipologia di vita, rispetto al resto del mondo. Valiamo moltissimo, e meritiamo di vivere a testa alta, tutte insieme, unite.
    Francesca Ilva CAROSI

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