Susanna Camusso: Poche donne nel nuovo governo

La formazione del governo Draghi suscita reazioni contrastanti, per lo più scettiche, sia nelle basi dei partiti di sinistra che nella cosiddetta società civile, nel mondo associazionistico e sindacale. Tante le perplessità sulla sua composizione, e sulla natura delle forze che lo compongono, oltre che sui retaggi politici e “tecnici” di molti suoi componenti. E se qualcuno fa notare come siano assenti ministri del sud, altri segnalano la scarsa presenza di donne, cui, peraltro, sono affidati ministeri secondari e senza portafoglio. Un governo, dunque, a trazione nordista… e maschile. Una criticità evidenziata oggi anche da Susanna Camusso, responsabile delle politiche di genere della Cgil che ha postato una importante riflessione su Facebook. Eccola.

“Buon lavoro al governo dove le donne sono un terzo – scrive Susanna Camusso – per giunta in maggioranza tra i ministeri senza portafoglio, le politiche di genere confuse con le politiche della famiglia. Non certo un cambio di paradigma.”
Così twittavo ieri sera a caldo, sentita la lista dei ministri e delle poche ministre, nel freddo odierno non ho cambiato opinione. Sono stupita che la discussione si accentri sulla responsabilità del PD e di Leu. Perché anche avessero messo delle ministre comunque non sarebbe un governo paritario, comunque i grandi ministeri quelli che determineranno il modello, temo non di sviluppo, ma di crescita sono tutti uomini. Certo sarebbe stato meno evidente, ma la sostanza riguarda il governo tutto, a cominciare dal presidente del consiglio che compone la lista, non soltanto i singoli partiti. Certo per me donna di sinistra e femminista brucia ancora di più, che neanche la sinistra sia stata coerente alle affermazioni che spesso fa ma non mette in pratica nella politica. Comunque non condivido il circoscriverlo a problema del PD e vedo che già si prepara la toppa, quella sperimentata anche per le task force in questi mesi: Protesta delle donne, si fa qualche aggiunta….e arrivederci al prossimo incidente… Non voglio difendere il PD, la sinistra e le sue responsabilità evidenti, ma risolverla additando un colpevole è un modo di far sì che nulla cambi. C’è chi sostiene: siano tutte donne i sottosegretari, forse è vero che potrebbe incidere almeno su certe politiche, non credo succederà con il perfetto manuale Cencelli all’opera, ma sia comunque detto non ripara una ferita sempre più profonda tra donne e politica, tra donne e politiche. Perché altro ci sarebbe da dire, per esempio, di fronte ad una crisi che è soprattutto crisi di cura, di fronte alla necessità di rilanciare la responsabilità pubblica e i servizi pubblici. Vogliamo parlare del ministero della Pubblica amministrazione e dell’estraneità da questi temi che emerge nelle indicazioni dei Ministeri che guideranno il piano nazionale di utilizzo dei fondi europei? Forse il bisogno che sento non è della toppa all’ennesimo strappo fatto, ma che invece di perseguire il trasversalismo, si faccia davvero rete sulle politiche e su questo si ricostruisca una politica che parta dalle donne, che parli con le donne e cambi il paradigma. Forse, ancora una volta mi illudo, ma certo la nostra voce non è, finora, abbastanza forte, e dobbiamo partire da qui.

Un pensiero riguardo “Susanna Camusso: Poche donne nel nuovo governo

  1. Ritengo che affinchè alle donne sia riservato il posto (e il numero di posti) che meritano in Italia sia necessario, più che applicare il manuale Cencelli alle posizioni di responsabilità, rimuovere gli ostacoli che in Italia impediscono il raggiungimento di tale obbiettivo. Io appartengo ad una famiglia in cui mia madre, d’accordo con mio padre, rinunciò al lavoro per poter seguire l’educazione dei figli. Una generazione dopo mia moglie,d’accordo con me, ha rinunciato al lavoro per seguire l’evoluzione dei figli. Ora finchè in Italia non ci saranno servizi sociali degni di questo nome le donne saranno sempre di fronte al dilemma: opto per la mia vocazione alla maternità o per il mio lavoro? Questo “lusso” è riservato solo a chi se lo può permettere perchè il potere di acquisto è diminuito progressivamente negli anni. In assenza di servizi sociali non solo è difficile per le donne privilegiare il lavoro ma, se lavorano, lasciano i figli privi di “guida” per la maggior parte della giornata e oggi i giovani (anche loro vittime della scarsità dei servizi sociali) sono in questa situazione privi di punti di riferimento. Una volta, in caso di affondamento di una nave, si diceva prima le donne e i bambini perchè si privilegiava chi è portatore di vita. Oggi sembra che la vocazione alla maternità in Italia sia penalizzante: nei paesi avanzati (nord Europa) la disponibilità dei servizi sociali consente la parità di genere (Merkel, Von der Layen, ecc.). Non ci si può poi lamentare del declino demografico.

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